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lunedì 25 ottobre 2021
 
 
 
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Notizie importanti

Il Coordinamento delle famiglie e degli amici delle vittime degli eventi di Gdeim Izik ha denunciato e disapprova la dichiarazione della relatrice speciale sui difensori dei diritti dell'uomo, Mary Lawlor, a proposito di Naâma Asfari, ritenendo che essa sia contraria ai principi che regolano l'azione delle Nazioni Unite.


In una lettera indirizzata alla relatrice speciale, il presidente del Coordinamento Ahmad Atertour gli ha comunicato, a nome degli altri membri, "la nostra condanna e la nostra disapprovazione di questa dichiarazione che è in contrasto con i principi che devono inquadrare la vostra azione e fare di voi una difensore dei diritti umani e del loro valore universalista e non una sostenitrice dei criminali e degli atti abietti che hanno commesso ... dovrebbe schierarsi dalla parte delle vere vittime e non strumentalizzare i valori dei diritti umani per giustificare abusi barbari".

Atertour ha dichiarato di aver seguito, in qualità di presidente del Coordinamento, la dichiarazione fatta il 1° luglio dalla relatrice speciale nella quale ha chiesto di "smettere di colpire i difensori dei diritti umani", dicendo di aver inizialmente "un appello di buon auspicio perché io stesso difendo i principi universali dei diritti umani, compreso il diritto alla vita".

E' stato un vero peccato, "tornando alla sua dichiarazione, ero molto sorpreso di vederla evocare il nome Naâma Asfari e presentarlo all'opinione pubblica internazionale come difensore dei diritti dell'uomo nel Sahara, una descrizione che mi ha spinto a chiedersi quali siano le motivazioni larvate di questa dichiarazione e se essa sia conforme ai diritti dell'uomo e agli ideali alla base dell'azione delle Nazioni Unite e dei suoi esperti".

"E' opportuno ricordarvi, in primo luogo, nella mia veste di presidente del Coordinamento, composto dalle vittime degli eventi di Gdeim Izik, che sono state linciate, uccise e i cui corpi sono stati mutilati in modo esecrabile, disumano e antipodale con le carte internazionali dei diritti dell'uomo, con un bilancio di 11 morti, vittime della violenza sanguinaria perpetrata dai criminali che controllavano il campo di Gdeim Izik, che ha attaccato i membri delle forze pubbliche e della protezione civile disarmati con armi bianche, il che ha dato luogo ad una vera e propria uccisione contro i nostri figli che smantellavano l'accampamento in modo pacifico e senza violenza".

"Lo stesso Naâma Asfari, al quale si è voluto attribuire il titolo di attivista desolista, che comandava questi gruppi armati che si sono dedicati a violenze di estrema gravità e hanno viaggiato con SUV sui membri delle forze dell'ordine che hanno sgozzato e di cui hanno mutilato i cadaveri e pisciato sopra, consegnando scene "Non meno barbarici di quelli di Daesh in Siria e Iraq", ha aggiunto Atertour.

"Tali atti sono contrari ai trattati internazionali e alla Carta delle Nazioni Unite che sacralizza il diritto alla vita, considerato uno dei principali diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Questo diritto è stato calpestato a piedi dalla banda guidata da Naâma Asfari".

"Naâma Asfari e i suoi complici sono stati processati dinanzi al tribunale militare nel 2010 prima che la Corte di Cassazione annullasse il verdetto e lo rinviasse ad un tribunale civile specializzato che non era altro che la Corte d'appello di Rabat, beneficiando così dell'emendamento della legge recante il codice della giustizia militare, dopo di che hanno avuto diritto ad un processo che si è svolto in presenza osservatori internazionali e nazionali, del Consiglio nazionale per i diritti dell'uomo e dei rappresentanti delle altre istituzioni nazionali interessate, nonché copertura mediatica da parte della stampa nazionale e internazionale che ne ha seguito le peripezie, conoscenza delle varie prove incriminanti di Asfari e dei suoi coimputati e guardato dei video che mostrano il vero volto di questo individuo".

"Questi video mostrano appelli alla violenza lanciati da Naâma Asfari (...) e il tribunale ha accolto la richiesta di tutti gli imputati di sottoporli a perizie mediche dopo aver dichiarato di essere stati torturati. Il tribunale ha inoltre dato seguito favorevole alle richieste di testimonianze espresse dalla loro difesa prima di condannarle al termine di un processo equo che ha rispettato i vari standard internazionali stabiliti dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici".

"Ci aspettavamo che lei, prima di fare una dichiarazione di questo tipo, riferisse alla mia persona, in qualità di presidente del Coordinamento, di ascoltarmi e di constatare la continua sofferenza delle famiglie delle vittime, una sofferenza morale e fisica ... Ci aspettavamo che lei ascoltasse, in modo indipendente e imparziale, le vittime del nome Naâma Asfari e dei suoi seguaci per far trionfare il valore della vita e questo diritto che è stato calpestato da questi individui e di cui i nostri figli sono stati le vittime", ha proseguito Atertour.

"Deploriamo la sua dichiarazione che ha rievocato i ricordi dell'ingiustizia di cui siamo stati vittime e riaperto le ferite inguaribili delle aggressioni contro i nostri figli e di cui il nome Naâma Asfari non ha mostrato alcun rimpianto, né ha rivolto condoglianze alle famiglie defunte", aggiunge il testo della lettera.

Questa dichiarazione "vi pone al contrario della posizione che occupate come esperta delle Nazioni Unite e in contraddizione con la Carta delle Nazioni Unite e con tutti i Patti internazionali dei diritti dell'uomo... Con le sue parole, lei si schiera stranamente dalla parte di un criminale e di un assassino che è stato condannato dalla giustizia dopo un processo equo".

"Seguendo la sua dichiarazione disapprovata da tutti gli esperti dell'ONU e da tutti gli ambienti difensori dei diritti umani nel loro insieme e nella loro universalità, constatiamo con stupore il grado di somiglianza con il discorso del rappresentante permanente dell'Algeria al Consiglio dei diritti dell'uomo, il che pone diversi interrogativi sulla sincronicità di queste dichiarazioni che si profilano per invertire le verità e presentare le vittime come delle i criminali e, peggio ancora, presentare gli assassini come attivisti dei diritti umani, consegnando, tutto sommato, una scena surreale inedita negli annali delle commissioni ONU".

"In attesa della sua risposta, cogliamo l'occasione per attirare la vostra attenzione sul fatto che dobbiamo comunicare con noi come Associazione e siamo disposti a presentarvi tutti i chiarimenti", ha concluso Atertour.





-Notizia riguardo alla questione del Sahara occidentale/Corcas-














 

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