Questo film di 52 minuti è stato progetto in una sala affollatissima in presenza di molti europarlamentari, di rappresentanti delle missioni diplomatiche accreditate presso l'UE e ONG sahrawi basate in Europa, su iniziativa del presidente del gruppo d'amicizia Ue-Marocco al Parlamento europeo, Gilles Pargneaux.
"Il documentario aumenta la vela sulla realtà del Polisario e propone una radioscopia che fa la luce sulla sua benzina, la sua ideologia, i suoi sostegni, le sue pratiche, la sua assenza di legittimità da rappresentare i Sahrawi o a difendere una causa", ha indicato il sig. Pargneaux in questa occasione.
Comprendere meglio il conflitto del Sahara per facilitare meglio la sua risoluzione ed alla promozione di uno spazio pacificato è certamente l'obiettivo di questo documentario, ha aggiunto l'europarlamentare socialista che interveniva ai lati dell'ex-rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite al Sahara (1995 al 1998) Erik Jansen e di Bachir Dkhil, socio fondatore del Polisario che ricongiunto il Marocco da molti anni.
Prodotto nel 2014, il film che illustra la storia del Polisario dalla sua creazione ai nostri giorni, ritorna sul contesto geopolitico e geostrategico dell'epoca, per temere meglio le basi che hanno presiedute alla creazione del fronte del Polisario che rivendica oggi la creazione di uno Stato falso nel Magreb.
Il film è alimentato di immagini di archivi dell'istituto nazionale francese dell'audiovisivo (INA) e con prove preziose, in particolare dei principali soci fondatori del Polisario e di esperti internazionali che non lasciano affatto un dubbio sul gioco torbido e pericoloso soltanto conduce l'Algeria da molti decenni in una regione in preda al terrorismo ed all'instabilità.
Queste prove edificanti mostrano chiaramente come l'Algeria strumentalizza Polisario, un movimento creato da studenti sahrawi nel quadro della lotta contro l'occupazione spagnola del Sahara Marocchino che il potere algerino ha recuperato e deviato del suo scopo, nell'obiettivo di indebolire il Marocco e tentare di servire le sue intenzioni egemoniche nella regione.
Il film mette nudi le menzogne trasportate dal Polisario e punta anche la luce sulle loro derive e le sevizie inflitte alle popolazioni sequestrate nei campi di Tindouf nel sud-ovest algerino. Abborda anche gli abusi e le pratiche scandalose del gente del Polisario e le loro conseguenze drammatiche sulle famiglie marocchine sahraouies strappate dal conflitto a causa in particolare del reclutamento dei loro bambini e la loro spedizione in America latina per fine d'indottrinamento.
Tragedie umane raccontate con molta emozione, al termine della seduta di proiezione, con la militante dei diritti dell'uomo, Saadani Maa Alainine, che aveva sopportato nella sua carne ferite che ha penato ancora oggi a bendare, in seguito alla liquidazione dinanzi ai suoi occhi di suo padre e la tortura di sua madre.
Il giovane Maa Alainine, un esempio anche delle atrocità del Polisario, è ritornato lungamente sul suo esilio penoso forzato durante lunghi ed interminabili anni a Cuba, lontano dalla sua famiglia, i suoi parenti ed i suoi riferimenti. Racconta il suo vissuto certamente, ma non si stanca di ripetere che è la stessa sorte riservata dal Polisario ai bambini in un sistema orribile d'indottrinamento.
Tutti devono comprendere la realtà del Polisario, la cui direzione non è sensibile a nulla eccetto a avere un colloquio i mezzi con suo arricchimento, ha lanciato, che chiama l'Unione europee e le organizzazioni internazionali ad esercitare pressioni sul Polisario per porre fine alle sofferenze delle popolazioni sequestrate a Tinduf.
Un'uscita esiste e deve essere sostenuta, ha dice, notando che il piano d'autonomia allargata proposta dal Marocco è la soluzione più realizzabile che potrà regolare definitivamente la questione e ridare speranza ai giovani dei campi che rischiano di cadere nelle reti del terrorismo.
Un punto anche rilevato da Bachir Dkhil, uno dei fondatori del Polisario, che ha segnalato che di fronte ai problemi crescenti di terrorismo e d'insicurezza nella regione, la proposta del Marocco è in grado di risolvere questo conflitto che soltanto è troppo durato. Ma occorre che l'Algeria e Polisario, che non rappresenta del resto i Sahrawi, cessano la loro ostinazione da richiedere un referendum che anche le Nazioni Unite hanno concluso all'impossibilità della sua organizzazione, ha sottolineato.
Per il sig. Dkhil, la realtà è che né i dirigenti del Polisario né dell'Algeria vogliono soluzioni al conflitto del Sahara. I primi si piacciono a continuare ad utilizzare la popolazione come attività per beneficiare degli aiuti finanziari, ed i secondi cercano a tutti i costi di mantenere lo statuto quo.
- Notizia riguardo alla questione del Sahara Occidentale/Corcas –