 Le tribù sahrawi di qualsiasi tempo hanno avuto un colloquio con legami di fedeltà con i sovrani marocchini, come ne testimonia il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia (CIJ) emesso nell'ottobre 1975, ha sottolineato il ministro della comunicazione, portavoce del governo, Mustapha El Khalfi.
Il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia (CIJ) sul Sahara Marocchino ha confermato, che durante la colonizzazione spagnola, collegamenti giuridici di fedeltà esistevano già tra il sultano del Marocco e le tribù che vivono sul territorio del Sahara marocchino, ha affermato il sig. El-Khalfi, in un'intervista diffusa da Middle East Monitor (appunto), un centro di ricerca con sede a Londra, sul suo sito elettronico.
Dal 2001, l'ONU chiama ad una soluzione politica, appena, duratura e reciprocamente accettabile con le parti, ha proseguito.
Ed il sig. El Khalfi di sottolineare che bene prima della colonizzazione, degli accordi internazionali concluso con gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e la Spagna consideravano il Sahara come parte integrante del Marocco storicamente, giuridicamente e socialmente. Il ministro, inoltre, ha evocato le due grandi iniziative lanciate dal Marocco, cioè in primo luogo, il piano marocchino per un'ampia autonomia al Sahara sotto la sovranità marocchina, qualificato dalle Nazioni Unite e le principali potenze di serietà, credibili e realistica.
Il secondo il grande progetto è il modello economico integrato per le province del sud lanciato nel 2013 con per obiettivo una valorizzazione delle risorse naturali della regione e la ripartizione equa del loro vantaggio a profitto delle popolazioni locali.
Quanto all'Unione del Magreb arabo, il sig. El Khalfi ha chiamato alla necessità di rilanciare quest'unione per raccogliere le sfide economiche, sociali e culturali alle quali sono confrontati i cittadini di quest'insieme, rammaricandosi che nonostante gli appelli ripetute del Marocco per una riapertura delle frontiere con l'Algeria, “nulla non è avvenuto".
Affrontando la questione di Al Qods, il ministro è ritornato sulla 20esima sessione del Comitato Al Qods, tenuto nel gennaio scorso ad Marrakech, sotto la presidenza effettiva di suo maestà il Re Mohammed VI, presidente del Comitato.
Questa sessione è stata l'occasione di definire una visione unificata dei paesi islamici ed esaminare i mezzi e meccanismi suscettibili di affrontare i tentativi israeliani di judaïzzazione e di denaturazione del carattere e del sigillo autentici della città santa di Al Qods ed alle violazioni continue che influiscono sulla sacralità e la santità della moschea Al-Aqsa.
È stata anche messa a profitto per sottolineare la necessità di rafforzare l'aiuto finanziario, ha aggiunto il ministro, che sottolinea la direzione del sovrano sulla questione.
In occasione di quest'intervista, il ministro è ritornato anche sulla nuova politica d'immigrazione lanciata nel settembre 2013 dal regno conformemente agli alti orientamenti reali.
Insomma, ha detto, si tratta di una visione nuova della politica migratoria nazionale, umanista nella sua filosofia, globale nel suo contenuto, responsabile nel suo passo e pioniera a livello regionale. Finora, ha sottolineato il ministro, il processo di registrazione degli immigranti, in particolare d'origine subsahariana, è stato lanciato attraverso il regno. A questo riguardo, ha tenuto a ricordare che circa 8000 studenti africani seguono i loro studi in Marocco e la cui maggioranza beneficia di una borsa del regno.
-Notizia riguardo alla domanda del Sahara Occidental/Corcas -
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