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martedì 12 maggio 2026
 
 
 
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La diplomazia marocchina, così come si sviluppa sotto la guida di Sua Maestà il Re Mohammed VI, si basa su una filosofia di "azione" e "risultati concreti" che incarnano un percorso eccezionale, ha affermato sabato a Dakhla il Rappresentante Permanente del Marocco presso le Nazioni Unite, l'Ambasciatore Omar Hilale.


Intervenendo nel discorso programmatico durante il 5° Forum annuale del MD Sahara, sul tema "La diplomazia marocchina al servizio della pace, della stabilità e della cooperazione africana", il Sig. Hilale ha sottolineato che "la diplomazia reale si manifesta come la luminosa manifestazione di una convinzione incrollabile: la grandezza delle nazioni si misura dalla loro capacità di forgiare insieme il proprio futuro, e la solidarietà costituisce il fondamento stesso di un ordine mondiale più giusto ed equo".

La diplomazia reale, ha proseguito il diplomatico, si basa su una "filosofia d'azione ben definita, che privilegia la fiducia sulla sfiducia, la cooperazione sull'isolamento, la sostenibilità sull'opportunismo e la dignità umana piuttosto che sul dominio".

Il signor Hilale ha ricordato che questa Visione Reale affonda le sue radici nel patrimonio millenario del Paese, "in questo dialogo secolare intessuto tra l'Atlantico e il Sahara, tra il Maghreb, l'Africa subsahariana e l'Europa", che ha plasmato una diplomazia risolutamente impegnata e aperta.

Il cinquantesimo anniversario della Marcia Verde, ha osservato, offre l'opportunità di riflettere su questo straordinario percorso. La Marcia Verde, ha affermato, simboleggia una filosofia diplomatica che combina legittimità storica, unità nazionale e un'autoaffermazione positiva senza negare l'altro.

Basandosi sui tre pilastri fondanti della Carta delle Nazioni Unite – sviluppo, diritti umani, pace e sicurezza – Hilale ha sostenuto una diplomazia d'azione coerente e operativa. Il Marocco, ha sottolineato, sostiene un multilateralismo di azioni concrete, che vada oltre la semplice proclamazione di valori e si impegni a tradurli in iniziative tangibili, al servizio di un ordine internazionale più unito e sostenibile.

Riferendosi al primo pilastro della Carta delle Nazioni Unite, lo sviluppo, Hilale ha ribadito che il Regno considera la crescita inclusiva un motore di stabilità nazionale e cooperazione regionale. Al centro della visione marocchina, ha affermato, c'è una convinzione: "Lo sviluppo non si trasmette; si crea insieme".

Ha sottolineato il ruolo degli investimenti nelle energie rinnovabili, nella modernizzazione delle infrastrutture, nella promozione dello sviluppo umano e nell'apertura economica come elementi di un progetto nazionale lungimirante. La diplomazia marocchina, lungi dall'essere una mera estensione simbolica, rappresenterebbe quindi una leva strategica per questo sviluppo, attraverso partenariati concreti, in particolare con i paesi africani e le nazioni in via di sviluppo.

Per Hilale, il successo di questo approccio dimostra che il Marocco non si accontenta di aderire ai principi delle Nazioni Unite, ma li sta traducendo in programmi sostenibili e cooperativi.

Riguardo al secondo pilastro, ha affermato che i diritti umani costituiscono il fondamento di ogni società che aspira alla coesione e alla sostenibilità. Sancita nella Costituzione del 2011, questa convinzione, a suo dire, si traduce in una diplomazia multidimensionale: azione umanitaria, cooperazione istituzionale, condivisione delle conoscenze, dialogo spirituale e impegni in materia di sicurezza.

Questa "etica della coerenza" consentirebbe al Marocco di trasformare la propria esperienza locale in standard universali, in particolare in Africa, dove il Regno sta moltiplicando le iniziative educative, religiose, sociali e di sicurezza per contribuire a una stabilità duratura.

Riguardo al terzo pilastro della Carta, Hilale ha sottolineato la comprensione globale del Marocco delle sfide alla sicurezza. Terrorismo, tratta di esseri umani, crisi umanitarie, conflitti e degrado ambientale non sono, a suo avviso, fenomeni isolati, ma piuttosto sintomi di una profonda fragilità. Da qui la necessità di ripensare la sicurezza oltre la sua dimensione militare, integrandola con le questioni alimentari, energetiche, climatiche e umane.

Pertanto, ha annunciato Hilale, il Regno, forte della sua esperienza, si candida alla presidenza della Commissione per il consolidamento della pace delle Nazioni Unite (PBC) a partire dal prossimo gennaio. Questa responsabilità, ha sostenuto, consentirebbe di introdurre una vera prospettiva africana nei processi delle Nazioni Unite e di riflettere più accuratamente le priorità del continente.

Questo impegno è evidente anche nelle posizioni del Marocco al Consiglio di Sicurezza, dove esprime le preoccupazioni africane con quella che descrive come "una voce che articola le preoccupazioni del continente con la forza, l'esperienza vissuta, l'autorevolezza di un impegno concreto e la credibilità di chi non si limita a deplorare le crisi, ma agisce per prevenirle".

Ha quindi sottolineato la coerenza che pervade la diplomazia marocchina: l'allineamento tra i principi proclamati e le azioni intraprese. Il 50° anniversario della Marcia Verde, rafforzato dalla recente risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza, illustra, a suo avviso, questa capacità di unire e anticipare.

Sotto l'Alto Patronato di Sua Maestà il Re Mohammed VI, si è aperto venerdì a Dakhla il quinto Forum annuale del Sahara marocchino, sul tema "50 anni della Marcia Verde: unità nazionale e ambizione continentale".




-Notizia riguardo alla questione del Sahara occidentale/Corcas-

 

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