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mercoledì 21 ottobre 2020
 
 
 
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L'orizzonte si è offuscato per i contatti dei separatisti nelle province meridionali che si sono dilaniati sulla ripartizione del bottino dei petrodollari algerini prima di risolversi all'autolesionismo puro e semplice della loro agenzia di propaganda a Laâyoune, "il" Collettivo dei difensori dei diritti umani saharawi" (Codesa).



I separatisti sono stati disperati di fronte agli enormi successi ottenuti dal Marocco a livello internazionale nella gestione del conflitto del Sahara e, come dimostrano perfettamente le aperture a cascata di consolati a Laâyoune e a Dakhla, non fanno che constatare l’entità dei danni.

Ma questa volta la pillola è dura da inghiottire, perché il finanziatore, che si trova sull'orlo della bancarotta a causa del rallentamento degli afflussi valutari e della corruzione che infastidisce la sua economia, non è in grado di rubare alla scorta per sottrarre i suoi protetti alla loro cattiva postura.

Il fallimento di questa impresa separatista è stato dichiarato in un comunicato fatalista dalla cosiddetta Aminatou Haidar.

"Considero il nostro comunicato come l’annuncio legale e ufficiale dello scioglimento del "Collettivo dei difensori saharawi dei diritti umani" (CODESA), come la scelta migliore accettata dalla maggioranza assoluta dei membri di questo gruppo", ha affermato quella che si è autoproclamata "presidente" di questo fumoso "collettivo".

Il testo elenca, con una franchigia insolita, i motivi dell'uccisione della cassa di risonanza della propaganda del duo Algeri-Polisario nelle province meridionali: "insoddisfazione" della maggioranza dei membri del comitato esecutivo, gestione "arbitraria", assenza di democrazia interna e distribuzione "dubbia" di inviti per i viaggi all’estero.

Ed è quest'ultimo punto che cristallizza le frustrazioni all'interno di questo gruppo di separatisti alla stiva dei servizi algerini.

Il CODESA, un fondo commerciale per Aminatou Haidar e i suoi seguaci

Sin dai primi giorni della sua creazione, Aminatou Haidar e i suoi seguaci hanno trasformato il CODESA in un fondo commerciale molto redditizio per condurre una vita molto comoda a spese dei contribuenti algerini.

Grazie a questa bolla associativa, infatti, questi individui ricevono i versamenti di petrodollari provenienti da Algeri, nonché inviti e biglietti aerei per andare in giro per il mondo e difendere una causa persa.

Si ricorda che la creazione del CODESA è stata decisa ad Algeri per cercare di perturbare il processo di sviluppo virtuoso avviato dal Marocco nelle province meridionali, a prezzo di enormi investimenti pubblici e privati e di sacrifici di uomini e di donne legati all’unità del loro paese.

Per cercare di dare credibilità a questa impresa di destabilizzazione, era necessario reclutare individui che vivono all’interno delle province del Sahara, facilmente manipolabili e pronti a qualsiasi compromissione e tradimento in cambio di una manciata di petrodollari. In seguito sono stati invitati ad Algeri per abbeverarsi, alla fonte, dell’odio nei confronti del Marocco, prima di seguire un’istruzione militare da parte dei galleggianti algerini.

Di ritorno in Marocco, approfittano del clima di libertà e di apertura che regna a Laâyoune, Dakhla o Es-Smara per provocare le forze dell’ordine e fomentare disordini prima di riemergere la loro canzonetta ormai trita sulle "violazioni dei diritti dell’uomo" e le "manifestazioni contro l’occupazione marocchina".

L’APS e alcuni mezzi di comunicazione spagnoli sono stati informati in anticipo e il turno è stato giocato!

A parte il fatto che nessuno è ingannato, le sirene del separatismo sono inudibili e coloro che guidano la danza sono confusi per le loro crudeli azioni. Gli abitanti di El Aaiun e l’opinione pubblica nazionale e internazionale continueranno a ricordare, per molto tempo, il triste ricordo dei dolorosi eventi di Gdeim Izik del novembre 2010, che sono stati opera di miliziani addestrati, finanziati e formati al maneggio delle armi da parte dei militari algerini durante le famose "università estive dei quadri del Polisario".

Le scene insostenibili di undici elementi delle forze dell’ordine sgozzate o schiacciate da veicoli 4X4 e le loro spoglie sporche resteranno sempre impresse nella memoria di tutte le persone coinvolte nella pace e nella giustizia per informarsi sul vero volto di questi "difensori" dei diritti umani.

Per questo motivo, la chiusura di questa scatola di propaganda non ha commosso nessuno a Laâyoune, poiché i cittadini marocchini di origine saharawi hanno già scelto l’autonomia e non prestano alcuna attenzione alle gesticolazioni di questi fautori di disordini.

Ora che gli artigiani di questa truffa si dividono in pubblico, gli autentici saharawi vogliono che questi smarriti tornino alla ragione e facciano la coraggiosa scelta di lasciare la nave del separatismo e di rompere con i servizi algerini per contribuire alla costruzione di un futuro migliore nel Sahara marocchino nel quadro dell’autonomia.

La Patria è clemente e misericordiosa!


-Notizia riguardo alla questione del Sahara occidentale/Corcas-
 

 

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