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martedì 28 giugno 2022
 
 
 
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Par Khalihenna Ould Errachid, Mohamed Aujjar, Ahmed Herzenni
Questa tribuna, firmata da Mohamed Aujjar (ex ministro dei diritti dell'uomo), Khalihenna Ould Errachid (presidente del Consiglio Reale Consultivo degli Affari Sahariani) e Ahmed Herzenni (ex presidente del Consiglio Consultivo dei diritti dell'uomo), pubblicata sul giornale spagnolo La Razon, rimette in ordine.


In questa tribuna gli autori decifrano il comportamento dell'esecutivo spagnolo attraverso una giustizia spagnola che invitano a dimostrare la propria indipendenza e imparzialità

Il confronto tra il trattamento riservato nel 2011 dalla giustizia americana all'ex presidente del Fondo monetario internazionale, o ancora dalla giustizia britannica nel 1998 all'ex presidente cileno Augusto Pinochet, lascia trasparire un abissale sfasamento con la comodità signorile concessa dal giudice spagnolo a Brahim Ghali.

Benché accusato non di uno ma di due stupri, di detenzione arbitraria, di tortura, di terrorismo e di crimini contro l'umanità, da parte di cittadini spagnoli e di associazioni e famiglie di vittime, Ghali è a malapena "invitato" a comparire dinanzi al giudice "se le sue condizioni di salute lo consentono". Per non disturbare la sua quiete, potrà fare la sua dichiarazione al giudice in videoconferenza, dalla comodità della sua suite VIP all’ospedale di Logroño, dove è arrivato dall’Algeria in jet privato e sotto buona scorta.

Cosa bisogna pensare di questo nuovo slancio di mansuetudine? Che la Spagna ospitale vigili sulla comodità di Ghali fino ai minimi dettagli, o che ignori le sue vittime fino ai loro diritti più elementari? Bisogna davvero credere che il rifiuto del giudice di prescrivere misure restrittive della libertà fosse giustificato, quando si sa che Ghali ha a sua disposizione jet privato, passaporto diplomatico e falsari d'identità, per non parlare dei fondi slimitati e delle complicità fino allo Stato spagnolo?

Bisogna davvero credere che Ghali non cercherebbe di sottrarsi alla giustizia mentre gravano su di lui delle accuse più pesanti, se solo la giustizia si degnasse di non essere cieca al suo caso? Oppure si deve forse comprendere che il giudice ha bisogno di così poco - di un semplice tipo di procedura - per chiudere formalmente un caso che è già stato sepolto prima ancora di aprire? Un caso che si era già cercato di chiudere con un bene pratico "non luogo a procedere", se non la perseveranza delle vittime?

Non possiamo non essere turbati da queste domande. Non si può non constatare che il caso di Brahim Ghali, che si colloca tra affare di Stato e affare di opinione pubblica, è vissuto dai principali interessati con loquace nonchalance. Come se Ghali sapesse di essere protetto? Come se fosse fiducioso che i suoi protettori faranno tutto il necessario per respingere le sue vittime e soffocare le loro denunce, semplicemente ignorandole o dichiarando la morte clinica del caso. Morto per irricevibilità!

In ogni caso, tutto sembra indicare che Ghali è circondato da una benevolenza tale che il giudice non osa nemmeno convocarlo di persona, e si limita a inviargli un invito - quasi un "annuncio" - per un colloquio in videoconferenza! Qualsiasi persona in grado di difendersi sarebbe in questo momento in stato di fermo, con un dispositivo di sicurezza commisurato ai mezzi di fuga a sua disposizione. È questo tipo di discriminazione, sapiente e argomentata, che aveva ispirato a Jean de La Fontaine il suo aforisma pungente: "a seconda che tu sia potente o miserabile, le sentenze della Corte ti renderanno bianco o nero".

Quale prova di connivenza è più forte del fatto che l’imputato può, a suo agio, attenersi all’imperativo cui la giustizia ha diritto e capacità di vincolarlo?

Cosa dicono le vittime? Ci abbiamo pensato? Devono certamente pensare che sia il mondo al contrario: quando finalmente si intromettono nella concreta prospettiva di vedere il loro carnefice spiegarsi davanti alla giustizia, è proprio questa stessa giustizia che impedisce loro di ottenere il loro diritto!

L'indulgenza mostrata dalla giustizia spagnola, attraverso i suoi piccoli accordi con le preziose preziose di Brahim Ghali, tradisce un vero e proprio ribaltamento di valori. Anche se le vittime hanno dedicato tutte le loro energie e risorse per portare a conoscenza della giustizia gli atti illegali e riprovevoli di cui sono stati oggetto, la giustizia non utilizza i mezzi a sua disposizione per assicurare, come si deve, il rispetto della legalità di cui è custode.

Che si astenga dall'agire, o che si risolva a far finta di reagire senza farlo veramente, è esattamente la stessa cosa: un diniego di giustizia, puro e semplice.

Ciò che è profondamente inquietante nella telenovela che scorre davanti ai nostri occhi, sbalordito dal divario tra una giustizia spagnola che rispettiamo e i suoi comportamenti che condanniamo, non è solo la facilità con cui Brahim Ghali è guarito e le sue vittime ignorate, ma soprattutto l’auto-sabotaggio al quale si presta l’apparato giudiziario, che sembra indebolire il proprio .

L'audizione di Ghali in videoconferenza non è forse in contrasto con la posizione della Corte costituzionale spagnola, che sostiene "l'esame personale e diretto delle persone comparse, che implica la coincidenza temporale e spaziale della persona che rilascia la dichiarazione e di quella dinanzi alla quale essa dichiara"?

Non ci vuole molto scetticismo per dubitare seriamente che una semplice videoconferenza possa dar luogo all'avvio di un processo nel caso Ghali. È una polvere negli occhi, per nascondere che ciò che si prepara non è la traduzione in giustizia di Ghali, ma l'esatto contrario: riciclaggio di denaro e esfiltrazione legale.

Una cosa è proclamare l’indipendenza della giustizia, un’altra è dimostrare la sua imparzialità. Per la sua gravità, la sua ampiezza, il suo simbolismo e le sue vittime, il caso Ghali è un’occasione che non si ripresenterà più alla giustizia spagnola per dimostrare la sua indipendenza e imparzialità.

Quando l’indulgenza diventa permissiva e quando tollerare equivale a non giudicare, si assiste a un assassinio extragiudiziale dei diritti e delle sofferenze delle vittime.

Le vittime non avranno nemmeno senso consolarsi. Ghali sarebbe tornato nella clandestinità in cui si era rifugiato da quando ha dovuto lasciare la Spagna per sfuggire alle sue responsabilità penali, ormai 13 anni fa. Solo che oggi, attraverso una clandestinità giuridica che cerca di mettersi in piedi credendosi fuori dagli occhi, recupererebbe la sua clandestinità criminale.

Ma in realtà si guarda solo a lei; questa giustizia è così prudente. Gli accordi concessi a Ghali dipenderanno solo dalla volontà dei protettori di Ghali, e dureranno solo per il tempo che l'imparzialità della giustizia, la vera, riprenderà i suoi diritti. Infatti, l’apparato giudiziario che tollera può in qualsiasi momento porre fine a questa infamante manovra che lascia prosperare crimini odiosi e permette al loro autore di prosperare al margine del diritto.

L’indulgenza non è che il beneficio precario di un silenzio complice.






-Notizia riguardo alla questione del sahara occidentale/Corcas-

 

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