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martedì 24 maggio 2022
 
 
 
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Stampa scritta

Le popolazioni sequestrate nei campi di Tindouf in territorio algerino, sono le prime da soffrire del conflitto del Sahara, scritto il settimanale "Jeune Afrique" nella sua ultima consegna.


Sottolineando che i separatisti del polisario non avevano mai accettato un censimento internazionale, la rivista solleva soltanto queste popolazioni vivono quasi da 40 anni in condizioni precarie sotto il truffatore "di un capo rieletto ad undici riprese ed il cui orologio storico si è fermato agli anni 1970, bene prima che soffi il grande vento dei diritti dell'uomo".

La deriva di molti giovani sequestrati in questi campi, tra emigrazione clandestina verso l'Europa e tentazione djihadista al Sahel, è il segno di questa disperazione, ha fatto osservare la pubblicazione, notando che "i Sahrawi nella loro grande maggioranza non richiede l'indipendenza, ma il rispetto ed il riconoscimento delle loro specificità, ciò che garantisce loro la proposta d'autonomia al Sahara".

Ricordando che l'opzione di referendum era stata definita “irrealistico„ dal vecchio inviato speciale dell'ONU, Peter Van Valsum, la rivista segnala che il Marocco ha depositato nel 2007 un piano d'autonomia "audace, aperto e flessibile", che iscrive il futuro del Sahara nel quadro del decentramento e dell'apertura democratica del regno.

La pubblicazione parla, d'altra parte, della chiusura delle frontiere terrestri tra il Marocco e l'Algeria nonostante "le proposte ribadite del regno di riaprirle", che fanno parte dell'impegno di S.M. il re di proseguire il processo d'autonomia, che è sempre più percepito dalla Comunità internazionale come "la sola soluzione realizzabile" del conflitto del Sahara.



- Notizia riguardo alla questione del Sahara Occidentale / Corcas -

 

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