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martedì 25 gennaio 2022
 
 
 
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Dossier

La questione del Sahara ha attraversato una serie di scenari, in cui hanno interagito le Nazioni unite e le parti interessate, a cominciare dal referendum, passando per la soluzione politica, conosciuta come ‘terza soluzione’, infine l’alternativa della separazione, presentata dall’Algeria, e che ha avuto come obiettivo la divisione del territorio tra il Marocco e l’Algeria.


È un’alternativa che ha rivelato le vere intenzioni dell’Algeria, e la sua posizione di opporsi a tutti i costi all’unità del territorio marocchino da più di trent’anni.

Davanti all’impasse in cui si sono trovate queste alternative, l’ex inviato dell’ONU, James Baker, aveva deciso di presentare una proposta che imponesse di convogliare le due alternative principali in un piano di risoluzione, ossia l’alternativa del referendum e quella del progetto di autonomia ridotta.

Il Sig. Baker aveva stabilito, nella fase seguente, che le parti in conflitto giungessero ad un accordo imposto con la forza, attraverso la risoluzione emessa dal Consiglio di Sicurezza, che obbligava le parti interessate ad accettare il progetto ed a conformarvisi. Il contenuto di questo progetto è che la popolazione del Sahara goda di un’indipendenza, i cui caratteri sono stati così definiti:

-    il ritorno di quelli che la proposta Baker definisce come ‘rifugiati sahrawi’, mentre il Marocco li considera sequestrati nei campi  del Polisario, e chiede l’intervento dell’ONU per consentire il loro ritorno e scogliere  il loro assedio;
-    l’elezione del Consiglio rappresentativo sahrawi sotto la supervisione dell’ONU;
-    la fondazione di un’autorità regionale elettiva  alla quale si attribuisce la gestione della provincia;
-    il conferimento a questa autorità di attribuzioni materiali e direttive che abbraccino tutti i settori della vita sociale, politica ed economica;
-    il Marocco mantiene la sua sovranità che si manifesta nei simboli significativi dello Stato;
-    la fase di autonomia durerà da quattro a cinque anni, dopodiché si terrà un Referendum che interesserà tutti i residenti della provincia che abbiano raggiunto l’età legale;
-    i candidati al referendum risponderanno tra i seguenti quesiti: la separazione, l’unione al Marocco o rimanere nel quadro del governo di autonomia?
Il Marocco rifiutò questo progetto, considerato come una ritrattazione del progetto originale, presentato da Baker stesso, e che aveva imposto l’adozione di una soluzione politica; alcuni membri del Consiglio di Sicurezza si mossero per contraddirlo, la Francia in testa, cosa che ha impedito alla seconda proposta di Baker di essere presentata al Consiglio.

Come risposta alla sconfitta subita da Baker, l’ONU ha annunciato nel giugno 2004 che l’ex Ministro degli Affari Esteri americano James Baker si dimetteva dal suo incarico di Inviato Personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite nel Sahara. Nonostante la sua posizione personale, e il chiaro sostegno degli Stati Uniti, Baker ha fallito nel far giungere le parti ad una soluzione accettata da tutti per risolvere questo conflitto che prosegue da circa trent’anni, con l’appoggio stabile dell’Algeria al Polisario.

Il Marocco ha cominciato a riflettere ad una soluzione pacifica a questo problema creato artificiosamente da quando, nel 1975, il Regno ha ripreso le Province del Sud, che erano sotto il dominio coloniale Spagnolo, grazie alla Marcia pacifica e conformemente all’atteggiamento diplomatico del Regno. Se fin dal 1982 il Marocco ha fatto appello all’alternativa del referendum, è solo per confermare la sua volontà di chiudere questo problema per vie pacifiche senza rinunciare a neanche un palmo dei territori che ha avuto restituiti. il Marocco, dunque, ha considerato il Referendum, nient’altro che un referendum confermativo.

Lo scontro continuo attraverso l’ostruzionismo nei confronti di questo progetto o di quell’altro, ha spinto Sua Maestà il Re Mohammed VI a cercare un orizzonte civile per una soluzione nazionale democratica, che prenda in considerazione tutti i dati politici, economici e sociali, e in che misura interferiscano tra di loro sui livelli nazionale, provinciale, e internazionale.

In questo contesto, viene il progetto di autonomia che ha spinto Sua Maestà il Re a fare delle consultazioni tra il governo e i partiti politici, in preparazione alla sua presentazione come modello che confermi la soluzione politica, in applicazione di quanto è stato precedentemente detto nel discorso della Marcia Verde del 6 dicembre 2005, in cui Sua Maestà ha insistito sulla necessità di integrare i partiti ed i rappresentanti eletti sahrawi nell’elaborazione del concetto dell’autonomia nel Sahara.

La scelta del progetto di autonomia trae la sua forza dalla continua attenzione marocchina per la ricerca di una soluzione pacifica, come trova la sua credibilità nel sostegno mondiale crescente, mentre la sua democraticità si fonda sul suo essere scritto secondo i criteri del dialogo e della consultazione nazionali. Ed a chiare lettere i partiti e le organizzazioni hanno risposto dall’interno e l’esterno del Sahara che l’unità territoriale è una linea rossa che non può essere oltrepassata.

La scelta del progetto di autonomia presenta una via d’uscita dalla situazione, che in realtà non è per il Sahara. Infatti, il Marocco è presente sui livelli della sicurezza, amministrativo, economico e politico in quella che è una parte del suo territorio; ma la via d’uscita è offerta all’altra parte, cioè il Polisario, essendo noto che i movimenti di protesta organizzati dai servizi segreti algerini a Laayoune, avevano come scopo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul dossier del Sahara, in un momento in cui l’Algeria aveva cominciato i suoi movimenti lungo le frontiere, per riportare il Polisario alle luci della ribalta.

La risposta a dei simili movimenti avrebbe potuto prendere varie forme, da parte del Marocco, come scontri tra forze di sicurezza sul territorio, o una controffensiva diplomatica, o far perdurare la situazione di attendismo per altri anni, nell’attesa che avvengano dei cambiamenti sostanziali che intacchino il Polisario e l’Algeria, o che potrebbero riguardare altre parti negli ambiti regionale e mondiale. Ma il Marocco ha preferito contenere i movimenti dell’Algeria, che considera fin dall’inizio della crisi la parte diretta nel conflitto, vale a dire che senza l’Algeria non ci sarebbe stata origine al problema del Sahara; e per contenere questo problema a lungo termine, e per porre fine alle rivendicazioni dell’Algeria secondo le quali non è una parte coinvolta nel problema, viene alla luce la scelta del progetto di autonomia nel Sahara, con lo scopo di mettere il punto finale.

È stata aperta una porta a tutti i sahrawi, anche quelli di Tindouf, per partecipare alla gestione effettiva ed alla buona governance degli affari provinciali. Per quanto riguarda il Marocco, esso prevede che l’Algeria aggravi il suo atteggiamento e spinga il Polisario a rifiutare il progetto marocchino, ed è una previsione che potrebbe avverarsi.

Quello che conferma l’insistenza dell’Algeria nel suo rifiuto del progetto marocchino, è la presenza della mano algerina dietro la messinscena di Tifariti: l’iniziativa di presentare le personalità algerine, è letta dagli interessati in cose algerine come segno di aggravamento della crisi, e come un messaggio indirizzato al Comando del Polisario che gli algerini si trovano li.

Se l’Algeria persevera nell’ostinazione, e resta rigida nel suo atteggiamento, si prevede che il progetto di autonomia nel Sahara affronti uno scontro letale, ma questa volta il morto è il comando del Polisario; per questo è necessario che ci sia una compagna diplomatica ampia e forte, condotta dal Marocco in modo che si mobilitino le parti neutrali regionali e mondiali, e che il Fronte Polisario sia spinto a leggere i dati con sguardo indipendente, senza prendere in prestito gli occhiali algerini.

E di conseguenza, alla conclusione di questa partita che dura da decenni, in una situazione in cui il Polisario non risponde al progetto marocchino e non aderisce all’autonomia nel Sahara, il Marocco nel quadro di una campagna ampia all’interno ed all’esterno, ha deciso di coinvolgere tutte le parti, e di fare di quest’opzione un fatto reale e nuovo nella regione. L’Algeria ha provato, da parte sua, di adoperarsi per il fallimento del progetto di autonomia, o per sminuire la considerazione di cui goderà al livello internazionale. Sennonché la sua esistenza è un dato di fatto che creerà una nuova situazione che sarà difficile per l’Algeria controllare o ignorare. Di conseguenza il Marocco si trova in una situazione in cui sostiene coloro che sostengono la propria posizione, e si tratta dei Sahrawi nel loro Sahara, ed è ciò che teme l’Algeria, e non vuole che si arrivi ad una conclusione.

Se il Polisario persistesse, avrebbe una posizione peggiore di quella attuale e dovrebbe opporsi ad un organismo regionale Sahrawi, che operi con tutte le sue istituzioni nell’ambito della sovranità marocchina e dell’unità nazionale. Quello che garantirà a quest’organismo forza e durezza è che contenga delle scelte realmente democratiche che aiutino allo sviluppo, che dischiudano un futuro roseo, e che accendano la competizione a vantaggio del verificarsi di uno sviluppo regionale articolato e durevole.

 

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