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martedì 25 gennaio 2022
 
 
 
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Dossier

I 141 membri del CORCAS (Consiglio Reale Consultivo per gli Affari Sahariani), riuniti il 25 maggio 2006 a Rabat in assemblea straordinaria, hanno dotato il loro Consiglio di cinque Commissioni, tra cui la “Commissione per la difesa dei diritti dell'uomo, delle libertà pubbliche e delle popolazioni dei campi”. 


In questo modo, un aspetto importante e sensibile della questione del Sahara, vale a dire la sorte di migliaia di famiglie trattenute a Tindouf e di centinaia di bambini sequestrati a Cuba, si trova in cima alle priorità del CORCAS.

La Sig.ra Yasmina Baddou, Segretario di Stato Incaricato della Famiglia, dell'Infanzia e dei Disabili, ha precisato in differenti occasioni che “questa questione costituisce una delle priorità del governo marocchino”. Tuttavia, si constata che quest’aspetto della questione del Sahara non è stato sufficientemente trattato ed evidenziato. 

Oggi, l'ampiezza di questo dramma umano ed umanitario comincia appena ad essere conosciuta, soprattutto grazie alle numerose testimonianze di anziani prigionieri dei campi di Tindouf, di anziani deportati a Cuba, di istruttori cubani insediati all'estero, di ONG o di giornalisti. 
Molto resta ancora da fare affinché questo dramma umano trovi una rapida soluzione ed affinché le sofferenze di queste migliaia di bambini mandati sull’“Isola della Gioventù”" (anticamente Isola dei Pini), a Cuba, cessino. 

Nelle linee che seguono volgiamo mettere in luce le tappe di questo processo di sequestro/deportazione, i suoi metodi, i suoi obiettivi e le sue conseguenze sui bambini deportati e sulle loro famiglie trattenute a Tindouf. 

Sequestro – deportazione
Abbiamo tutti in memoria le terribili immagini dei prigionieri della prigione di Abou Ghraib in Iraq, dei campi della Serbia in tempo di guerra e degli orfanotrofi rumeni all'epoca di Nicolae Ceausescu. Queste immagini hanno messo in luce pratiche e metodi indegni della nostra epoca e che sono attentati alle regole più elementari dei Diritti dell'uomo e del bambino, del diritto internazionale e del diritto internazionale Umanitario. 

Però, sono poche le immagini giunte in occidente dei campi di Tindouf e soprattutto di questi stabilimenti speciali e questi baraccamenti specifici dell’”Isola della Gioventù” a Cuba, dove sono ammucchiati, per lunghi anni, fino a 15 anni, giovani marocchini strappati alla loro terra ed alle loro famiglie. 

Questo trasferimento abominevole verso Cuba, a partire dai Campi di Tindouf, di centinaia di bambini s’imparenta ai peggiori metodi mafiosi: sequestro e rapimento di bambini in tenera età (8-9 anni) e traffici di ogni tipo. Questi bambini e le loro famiglie sono trattenuti contro la loro volontà nei campi di Tindouf dove “la situazione umanitaria e sanitaria è catastrofica” secondo la Sig.ra Khayat Keltoum, ex responsabile delle relazioni internazionali delle donne del Polisario, e “dove regna un regime di terrore, costrittivo e spartano”, precisa la Sig.ra Marie-Françoise Mirot, presidente del gruppo “Petite fille” presso l'UNESCO. 

I bambini vengono instradati in barca verso Cuba, all’“Isola della Gioventù”. Testimoni cubani e delle ONG locali parlano dell'arrivo di barche che trasportano “un numero incredibile” di bambini di età compresa tra 9 e 15 anni. Una volta giunti all’”Isola della Gioventù”, i bambini sono posti in baraccamenti specifici “sotto controllo militare e dove non esisteva nessuna possibilità di fuga” (a quanto riferisce M. Dariel ALARCON, cubano esiliato in Francia). 

L’istruzione scolastica di questi giovani bambini strappati alle loro famiglie, alla loro terra ed alla loro cultura si svolge in istituti speciali: gli internati. 

È in questi luoghi privi di ogni comodità, dallo stile spartano, che i giovani marocchini cresceranno e si troveranno a fianco, durante lunghi anni, di giovani angolani o namibiani che hanno subito la stessa sorte. 

Per quanto riguarda il numero dei giovani marocchini dei campi di Tindouf deportati a Cuba, le cifre riportate sono impressionanti. 

Un quotidiano americano, il Washington Times, indica che 3.000 bambini sahraouis sono costantemente trattenuti a Cuba, e tra i 350 e i 400 sono deportati lì ogni anno. La testimonianza di una giovane marocchina, la Sig.ra Fatimatou che ha vissuto 12 anni d’esilio in un internato a Cuba, conferma queste cifre: “All’inizio erano alcune centinaia, che sono diventati col passare degli anni parecchie migliaia, ragazzi e ragazze, raggruppati negli istituti speciali”. 

La Sig.ra Marie-Françoise Mirot, presidente del gruppo “Petite Fille”  presso l'UNESCO, ha redatto un rapporto su questo argomento che parla di “condizioni catastrofiche e di trattamento disumano”. La Sig.ra Francine Henrich, ex ambasciatrice della Comunità Europea e rappresentante permanente dell'Alleanza Internazionale delle Donne (AIS) presso l’UNESCO, conferma questa testimonianza. 
Gli obiettivi di questa deportazione? 

Gli obiettivi di questo trasferimento di migliaia di bambini verso Cuba sono di differenti ordini ideologici, politici, culturali, economici, e di sicurezza:

1) Indottrinamento: questi bambini sono sottoposti, fin dal loro arrivo a Cuba, ad una formazione ideologica e militare rigorosa. Gli istruttori sono sahraouis o cubani. L'insegnamento di base è costituito essenzialmente da corsi di lingua spagnola e di ideologia marxista – leninista. L'odio verso il Marocco e l'America sembra la principale trama di questo insegnamento. L'istruzione militare comprende l'uso delle armi, l'apprendimento della guerriglia, e corsi sulla fabbricazione di ordigni esplosivi. Secondo parecchie ONG umanitarie, numerosi bambini sono morti vittime dell'esplosione di questi ordigni. 
  Peggio ancora, questi bambini sono oggetto di un vergognoso e sistematico sfruttamento economico a profitto di imprese e di mafie cubane. 

2) Sfruttamento economico: i bambini deportati a Cuba sono integrati nel circuito economico cubano come manodopera. Sono presenti in parecchi settori dell'economia cubana, in particolare nelle fabbriche di sigari e nei campi per il raccolto di frutta, verdura e della canna a zucchero. 

- Il turismo sessuale: numerose prostitute dell'Avana sono di origine sahraoui, precisano certi osservatori internazionali. Giovani ragazze sono, precisano, “collocate in hotel, in locali notturni o in case particolari dove sono adoperate come domestiche”. Questi bambini e queste donne sono abbandonati alla pedofilia ed alla prostituzione, a profitto dei turisti spagnoli, tedeschi, canadesi e americani. Alcune agenzie turistiche si sono specializzate in questo commercio vergognoso. Secondo il rapporto della Sig.ra Marie-Françoise Mirot, già citata, numerosi sono i ragazzi e le ragazze che sono morti contaminati dalla sifilide e dall'AIDS.

- Ricatto e controllo dei campi di Tindouf: uno degli obiettivi primari e strategici di questa deportazione di giovani sahraoui marocchini verso Cuba, è il controllo dei campi di Tindouf. Perché, come denunciano parecchie ONG che hanno visitato questi campi “se questi genitori tengono a rivedere i loro bambini hanno interesse a non disubbidire”. Perché, “lacerando così le famiglie, il Polisario mantiene un controllo effettivo sui campi", sottolinea l’editorialista del Washington Post, il quale aggiunge che "se mai un padre scappa dai campi, è quasi certo di non rivedere mai più suo figlio o sua figlia." 
- Traffico d’organi: questo traffico criminale è stato scoperto dalla gendarmeria algerina. Si è costituita una vera e propria rete di traffico di organi umani, in provenienza dai campi dei sequestrati sahraoui presso Tindouf. Secondo le agenzie di stampa (MAP), “circa 600 pazienti di un ospedale di Tindouf, essenzialmente bambini e donne dei campi sahraouis, hanno subito furti d’organi e sono stati dichiarati morti dalle autorità di quest’istituto." 

Le conseguenze

I bambini sequestrati a Tindouf, inviati a Cuba, installati nei baraccamenti militari o negli istituti speciali, vivono e crescono in condizioni insopportabili. Sull’”Isola della Gioventù” sono allevati, lontani da ogni contatto, inquadrati da militari o da imprenditori cubani, per quanto riguarda quelli che vengono adoperati nei campi e nelle fabbriche, senza speranza di poter sfuggire alla loro condizione. 

Il disorientamento e l'inquadramento ideologico e militare che i bambini subiscono lungo il loro soggiorno a Cuba, fino a 15 anni d’esilio per alcuni di loro, li taglia fuori da ogni realtà sociale e culturale (modo di vita, tradizioni, costumi locali, ecc.). Le famiglie che sono rimaste contro la loro volontà nei campi di Tindouf vivono, da parte loro, un vero calvario. Sono private della presenza e dell'amore dei loro bambini, dall'età di 8/9 anni. Separazione che dura per certe famiglie fino a 15 anni. 

Questa violazione flagrante dei diritti umani ed umanitari di migliaia di bambini marocchini sahraouis in tenera età che dura da 30 anni, ha suscitato e suscita ancora delle reazioni di indignazione in tutto il mondo. Vi sono delle ONG anglosassoni (Stati Uniti, Canada) o europee (tedesche, italiane, francesi ecc.) in prima linea nella lotta per la liberazione di queste centinaia di bambini, detenuti nei campi di Tindouf o deportati a Cuba. Ma resta ancora molto da fare. 

Occorre che l'opinione internazionale, ed in particolare le ONG umanitarie che militano per la difesa e la promozione dei diritti dell'uomo e del bambino, si assumano le loro responsabilità, esercitando le pressioni più forti e più insistenti sugli autori e gli organizzatori di questo traffico e di questa deportazione, affinché cessino il calvario di questi bambini e le sofferenze delle loro famiglie. 

Oggi, non basta denunciare questo sistema tirannico installato nel Sud-Ovest algerino che pratica da parecchi decenni il rapimento di bambini e la deportazione sistematica, e che devia l'aiuto internazionale a suo favore. Bisogna lanciare, senza indugio, una mobilitazione generale per ottenere la loro liberazione incondizionata. Le associazioni dei marocchini all’estero giocano un ruolo fondamentale in questa lotta. Hanno provato in diverse occasioni la loro efficacia nella difesa delle cause nazionali. 

Il loro dovere, oggi, è quello di fare il tutto per tutto per far cessare il calvario dei loro giovani fratelli sequestrati a Tindouf o deportati a Cuba. Il dovere e la prima missione della nuova Commissione del CORCAS: “Commissione per la difesa dei diritti dell'uomo, delle libertà pubbliche e delle popolazioni dei campi” consiste in primo luogo nel trovare le soluzioni più veloci e più complete per regolare questa questione dolorosa dei bambini marocchini sahraouis deportati a Cuba o sequestrati a Tindouf. Perchè il tempo preme. 

Da Mohammed MRAIZIKA, Ricercatore in Scienze Sociali ed in Diritto Internazionale Umanitario / Presidente di almohagir, 
(Studio pubblicato nel quotidiano Al-Bayane)  

 

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