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giovedì 27 gennaio 2022
 
 
 
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Attività nazionali

Le vicende di sequestro di ragazze nei campi di Tinduf, il cui ultimo in data è quella di Darya Embark Salma, sono soltanto la parte emergente dell'iceberg in questa zona di non diritto in cui i valori morali hanno raggiunto una soglia di deterioramento molto critico, ha affermato l'universitario e portavoce dell'Associazione delle Tribù Sahrawi Marocchine in Europa (ATSME), Lahcen Mahraoui.



"Le donne dei campi rappresentano il collegamento debole e subiscono schiavismo, violazioni e sequestro.La giovane Darya è in realtà soltanto la parte emergente dell'iceberg", ha dichiarato alla MAP il sig. Mahraoui, in margine alla sua partecipazione al forum mondiale sulle imprese ed i diritti dell'uomo, organizzato dal 1° al 3 dicembre corrente a Ginevra.

Ha ricordato, in questo senso, l'affare di Mahjouba che viene ad avere un'uscita positiva dopo molti mesi di sequestro nei campi, ma anche il caso penoso di schiavismo di Fetim Salem, evocato nel documentario "Stolen", realizzato nel 2009 da giornalisti australiani.

L'universitario ha anche citato i casi di violazione che subiscono le donne con quelli stessi che sono presunti prendere la loro difesa, evocando quello di Khadijatou Mahmoud Mohamed Zoubeir, giovane donna che è stata violata all'età di 14 anni da parte di Brahim Ghali, uno dei responsabili del polisario.

La responsabilità di tutte quest'atrocità che hanno luogo sul suolo algerino, hanno dice, spetta in primo luogo alle autorità di Algeri che continuano a sfidare la Comunità internazionale rifiutando di identificare e registrare le popolazioni di Tinduf, anche dopo 40 anni di separazione.

Il portavoce del ATSME, con sede a Parigi, tiene anche per responsabile di questa situazione i dirigenti del fronte polisario, autoproclamati rappresentanti della popolazione, che hanno portato soltanto disgrazia, sofferenze, separazione e lacerazioni.

Questo dramma sociale, ha affermato il sig. Mahraoui, "crescita le nostre famiglie da trovarsi in situazioni difficili tra le nostre tradizioni ed i valori del diritto internazionale".

Il ricercatore sahraoui ritiene che questo deterioramento morale "metta le nostre famiglie in situazioni scandalose il gentile a separarsi dei loro esseri più costosi e ristagnare i nostri valori sociali più fondamentali".

"È tempo che le autorità algerine ed i dirigenti del polisario si prendono la loro responsabilità impegnandosi immediatamente ed in modo serio in negoziati su base del progetto d'autonomia proposto dal Marocco e considerato dalla Comunità internazionale come serietà e credibile per porre fine a questa vertenza regionale e tutte le disgrazia che ne derivano", ha affermato.

Secondo il parere del sig. Mahraoui, è il solo mezzo che permette di salvare la regione del Magreb di tutti i rischi d'instabilità che la spiano e di garantirle un futuro più sicuro.

Ha colto l'occasione per chiamare la Comunità internazionale a fare pressione sui separatisti in attesa di ottenere la liberazione del giovane Darya.

Il ricercatore ha concluso interrogandosi: "dove sono gli pseudo-difensori dei diritti umani sahrawi che non mancano alcun'occasione per consegnarsi alla propaganda anti-marocchina ed osservano un silenzio che assorda quando si tratta dei diritti dei sahrawi dei campi di Tinduf".

 

- Notizia riguardo la questione del Sahara Occidentale/Corcas –

 

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