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giovedì 29 ottobre 2020
 
 
 
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La riunione ministeriale virtuale del Movimento dei non allineati (MNA), tenutasi venerdì con il tema "65 anni dopo Bandung", è stato un momento di demolizione, da parte dell’ambasciatore Omar Hilale, rappresentante permanente del Marocco presso l’ONU, delle false accuse del rappresentante dell’Algeria sul Sahara marocchino.



In risposta alla dichiarazione distorta e ostile del responsabile algerino, l’ambasciatore Omar Hilale ha ricordato che il Sahara marocchino è una questione di sovranità nazionale e di integrità territoriale del Regno, affermando che il Marocco ha esercitato il suo diritto inalienabile all’integrità territoriale e ha recuperato le sue province sahariane nel 1975, grazie all’accordo di Madrid e conformemente alla prassi delle Nazioni Unite.

Il diplomatico marocchino ha sottolineato che in questi tempi di COVID-19, che invocano la solidarietà, "il Marocco avrebbe voluto che i partecipanti smettessero di attaccare l’integrità territoriale e la sovranità del loro vicino", aggiungendo che "il rispetto dell’integrità territoriale è un principio cardinale per il Marocco e il Movimento dei non allineati e non deve essere utilizzato a geometria variabile".

L’onorevole Hilale ha osservato che il Marocco, che ha scelto la via del dialogo, è pienamente impegnato nel processo politico esclusivo dell’ONU su questa controversia regionale, sulla base delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU adottate dal 2007.

"Il processo politico ha conosciuto una dinamica positiva, avviata dall’ex Inviato personale Horst Köhler, attraverso lo svolgimento di due tavole rotonde a Ginevra, con la partecipazione di Marocco, Algeria, Mauritania e Polisario", ha sottolineato l’ambasciatore Hilale, insistendo che le risoluzioni 2440, 2468 e 2494 il Consiglio di sicurezza ha stabilito l’Algeria come parte principale della controversia regionale e gli ha chiesto di contribuire in buona fede al processo.

Hilale ha aggiunto che la risoluzione 2494 del Consiglio di sicurezza ha "consacrato il processo delle tavole rotonde come unica via per giungere a una soluzione politica a questa disputa regionale".

L’ambasciatore ha inoltre ribadito che l’iniziativa marocchina di autonomia è l’incarnazione stessa della soluzione politica, realistica, pragmatica e duratura basata sul compromesso, auspicata dal Consiglio di sicurezza.

"Questa iniziativa è conforme al diritto internazionale e resta l'unica via per la risoluzione definitiva della controversia regionale nel quadro della sovranità, dell'integrità territoriale e dell'unità nazionale del Regno del Marocco", ha sottolineato.

Per quanto riguarda la situazione delle popolazioni sequestrate nei campi di Tinduf in Algeria, Hilale ha richiamato l’attenzione dei rappresentanti dei 120 Stati membri dell’MNA sulle varie violazioni e abusi dei diritti fondamentali di cui sono vittime. A questo proposito ha sottolineato l’obbligo del Paese ospitante, l’Algeria, di permettere all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati di procedere alla registrazione di queste popolazioni, conformemente al diritto internazionale umanitario, compresa la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati del 1951.

Il diplomatico marocchino ha criticato l’appropriazione indebita di aiuti umanitari nei campi di Tinduf, che l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), l’UNHCR e il PAM hanno confermato nelle loro relazioni d’inchiesta. Tali relazioni, ha precisato, hanno confermato che da decenni gli aiuti umanitari destinati ai campi di Tindouf sono stati dirottati su vasta scala e che il Polisario e i funzionari locali sono stati coinvolti in tali dirottamenti per il loro arricchimento personale e fraudolento.

Inoltre, ha posto l’Algeria di fronte alle proprie responsabilità dichiarando che il paese ospitante non può in alcun modo delegare i suoi obblighi sul suo territorio a un gruppo separatista armato, con comprovati legami con il terrorismo internazionale. E di sottolineare che il paese ospitante si assume la piena responsabilità delle gravissime violazioni nei campi di Tinduf, come confermato dal Segretario generale delle Nazioni Unite e dagli organi per i diritti umani, tra cui il Comitato per i diritti umani e il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria.



-Notizia riguardo alla questione del Sahara occidentale/Corcas-

 

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